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Grazia photoshoot.
È LO STILE (DI VITA E DI MODA) DI AMBRA MEDDA, GIOVANE PROTAGONISTA DEL DESIGN MONDIALE, FOTOGRAFATA NELLA SUA CITTÀ, MIAMI
Ambra Medda ha creato la fiera del forma d'arte, una continua ricerca creativa design di Miami. Per lei la moda è una In cui mixare vintage e nuovo.
Per questo numero dedicato alla moda, volevamo che a farci da icona fosse una moderna dea del design. L'abbiamo trovata a Miami e il suo nome è Ambra Medda. Ambra è bella sì, ma senza bisogno di un piedistallo (se non sotto forma di un paio di zeppe firmate...). Tanto che ha accettato di posare per «Grazia» solo a patto che comparissero anche tutte le sue collaboratrici. Perché, al giorno d'oggi, essere un'icona probabilmente vuoi dire essere così: semplice, diretta, solidale. Anche se hai "solo" 27 anni, la natura ti ha riservato un dna da Audrey Hepburn e dirigi (dopo averlo inventato, a 23 di anni) il più importante forum di design in limited edition del mondo, una fiera-evento che fattura 15 miliardi di dollari e calamità migliaia di visitatori e collezionisti tra cui perfino Brad Pitt.
Ma non è che il destino capiti a caso. Figlia di una gallerista d'arte (Giuliana Medda) e di un artista austriaco, Ambra è nata a Rodi e ha avuto un'infanzia itinerante che ricorda un po' quella di Esther e Bella Freud (le figlie del pittore Lucian) raccontata nel film Hideous Kinky. È che crescere intellettualmente liberi da i suoi frutti. Così come aver imparato a camminare tra i prototipi di Tom Dixon, grande amico di sua madre, che è considerata anche la talent scout di designer come Ross Lovegrove. Del resto, il fiuto si eredita e il bello e l'arte si respirano, prima ancora che qualcuno te li spieghi. E quando Ambra ha incontrato Craig Robins, noto immobiliarista di Miami, mecenate e collezionista tra i più selettivi, lui non deve averci messo molto a capire di ritrovarsi davanti una ragazza speciale.
Tanto che se ne è innamorato e, insieme, hanno creato appunto Design Miami, gemellata da alcuni anni anche con Art Basel, manifestazione che è un altro punto di riferimento per il mercato dell'arte internazionale. Glamour e prestigio. Cultura e commercio. Binomi che Ambra vuole portare in giro per il mondo, soprattutto adesso che è tornata single e la sua vita è a una svolta, tra traslochi di cuore e nuove prospettive di lavoro.
Come ha avuto l'idea di creare una fiera che unisse l'arte e il design?
«Quattro anni fa mi sono resa conto che questo era un settore dove c'erano solo mercatini polverosi pieni di tutto, dai pezzi d'autore agli oggetti da robivecchi. Serviva un'iniziativa che portasse la qualità in un luogo e in un'atmosfera più adeguati».
In effetti ormai Design Miami è un evento che richiama molti collesionisti, designer di fama e parecchie celebrìties...
«Sì, è vero, ma mi creda: io non ho mai invitato espressamente nessuno di loro. George Clooney, Donna Karan, Dennis Hopper vengono per passione, per interesse personale, non gli facciamo certo trovare il red carpet».
E comprano?
«Moltissimo. Ma non posso dire che cosa, mi sembrerebbe di tradire la loro privacy. In fondo vengono da noi come chiunque altro».
Bisogna ammettere però che, con il vostro forum, che non è solo un luogo di acquisto, ma anche di confronto creativo, Miami ha acquistato uno spessore che prima le tnancava.
«Me lo auguro. E se è davvero così, ne sono fiera. Il gemellaggio con Art Basel ci ha dato di sicuro parecchio lustro».
Come selezionate gli artisti?
«Non siamo noi a sceglierli, noi ci limitiamo a selezionare le gallerie. Sono loro poi che decidono che cosa e chi portare. Essendo una rassegna di pezzi in limited edition non lavoriamo con grandi aziende, ma solo con designer che, oltre a essere artisti, sono degli artigiani. La maggior parte fabbrica i propri lavori a mano, da solo. In questo senso direi che i nostri pezzi di design sono assimilabili a dei pezzi d'arte. Sono fatti in prima persona da chi li ha pensati, come un quadro o una scultura».
Le è piaciuto posare per un servisio di moda?
«Sì, soprattutto perché ho potuto farlo nei miei luoghi preferiti, in una città che amo e a cui devo molto».
E com'è il suo rapporto con la moda?
«La ritengo una forma di design e quindi la adoro, ma non sono affatto una fashion victim. Una di quelle insomma che vogliono a ogni costo l'ultima borsetta griffata. Mi vesto spesso con abiti vintage, che abbino a cose attuali, più moderne».
Con che criterio fa shopping?
«Non seguo troppo le mode e non eccedo nemmeno con il mettermi in mostra. Una mini, fine a se stessa, non mi interessa. Se è una minigonna di Courrèges degli Anni 60 invece sì. Principalmente poi mi vesto per lavoro, e nel design per noi donne non c'è spazio per gli eccessi. È ancora un mondo di uomini»
È per questo che ha deciso di circondarsi di un team tutto al femminile?
«Non è stata una scelta voluta, però sono contenta che sia così. Ho un ottimo rapporto con le donne, forse perché sono cresciuta in una famiglia molto matriarcale. Mia madre ci ha tirati su da sola, senza troppi vizi e ci ha dato un approccio molto concreto alla vita».
Lei, invece, sembra una vera workaliolic.
«Non è una parola che mi piace, però devo ammettere che, in effetti, lavoro molto. Ma cosa ci posso fare? Io non vedo l'ora di uscire dal letto la mattina e di andare in ufficio. Quello che faccio mi piace, mi stimola, mi fa sentire sempre in movimento. Si dice che lavorare stanca, per me è una fonte di energia».
A proposito, ho notato che fa scelte vintage anche nei messi di trasporto. La Mercedes verde Anni 70 che si vede nel nostro servizio è la sua?
Si. si chiama Ferri, felce. L'ho battezzata così appena l'ho vista, perché mi ricordava questa pianta. E ho capito subito che era una femmina, infatti ha un carattere lunatico, e parte solo quando ha voglia lei. Ha altri oggetti da presentarci?
«Veramente moltissimi, ma mi vergogno a dirveli. Dare i nomi alle cose, comunque, è sempre stata una delle mie manie fin da bambina, io credo che gli oggetti abbiano un'anima».
È tornata da poco single e si dice che stia puntando la bussola verso New York: sente di essere a un punto di svolta?
«Sì, è vero, ho preso un appartamentino a New York, ma in realtà non so quanto tempo ci passerò, perché il mio studio rimane sempre a Miami e ho molti progetti in giro per il mondo. Adesso, per esempio, sto collaborando con Fendi per organizzare delle performance di artisti nei loro spazi durante il Salone del mobile. Insomma, Milano, tra poco ci rivediamo!».